Speciale - Libro "L'anima della Bossa Nova"
Speciale - Toquinho e la Bossa Nova
(1958-2008: i primi 50anni di Bossa Nova)
Toquinho e la Bossa Nova
di Joâo Carlos Pecci

C´è nella Bossa Nova una bellezza seducente che ammalia intere generazioni. Negli anni 50 in Brasile, si ascoltavano solamente brani, pieni di ritmo e caratterizzati dalla voce degli interpreti come Tito Madi che cantava “A noite està tão fria/ Chove là fora...” o Agostinho dos Santos com “Fim de caso” di Dolores Duran.

A San Paolo, viveva Antonio Pecci Filho, che tutti chiamavano amichevolmente Toninho, e che a soli dieci anni, già provava con una fidanzatina platonica alcuni passi di danza, confuso tra altre copie di adolescenti. Era la delizia della madre, Donna Diva, che lo guardava come si ammira un raro gioiello e proclamava sempre: “Meus Toquinho de gente”. Così Toninho diventò Toquinho e nessuno riuscí mai a cambiargli nome.

Anche Toquinho iniziò presto ad essere influenzato da quel modernismo mondo musicale di “Castigo”, di Dolores Duran; di “Ouça” della cantante di moda “Maysa” e di tanti altri brani ricchi di inquietudini espresse con uno charme del tutto nuovo. Tom Jobim era già un cult, mentre protagonisti sulla scena erano Dick Farney e Lúcio Alves con “Teresa da praia”, di Tom e Billy Blanco oltre a “Foi a noite”, di Tom e Mendonça, con Almir Ribeiro, canzoni e temi che già incastonavano una bellezza unica che arrivarono immediatamente alle orecchie precocissime - di Toquinho e quella “bossa” per l’epoca era davvero nuova ma non era ancora la ”Bossa Nova”.

Toquinho era poco piú di un bambinetto quando Dick Farney e Lúcio Alves conquistavano il pubblico nei locali di Rio grazie alla loro delicatezza vocale, mentre Johnny Alf componeva “Rapaz de bem” che rivelava già un profondo cambiamento nella melodia. Infatti nel pianoforte di Alf era già presente il Dna della bossa nova, nonostante le sue armonie avessero un tocco in più di jazz e come cantante si avvicinasse allo stile di Sarah Vaughan. E per questo che J.Alf trasformò la sala da ballo dell’Hotel Plaza (che si trova in una delle strade principali di Copacabana) in una vera e propria culla della bossa nova dove i suoi fans sarebbero poi diventati i nomi della bossa nova come: Ed Lincoln, Luizinho Eça, Tom Jobim, João Donato, Lúcio Alves, Dick Farney, Dolores Duran, Paulo Moura, Baden Powell, Sylvia Telles, Carlinhos Lyra ed anche quel baiano che cantava “Bim, bim bom/ Bim, bim, bim, bom”: ovvero João Gilberto.

João Gilberto, precursore della Bossa Nova grazie al suo inconfodibile tocco, giunse per la prima volta a Rio de Janeiro nel 1950. Veniva da Juazeiro, nello Stato di Bahia. Agli inizi della sua vita carioca, João si esibí come cantante nel gruppo dei Garotos da Lua, suscitando grande entusiasmo.  Ma dopo qualche mese João arrivava in ritardo o non si presentava alle prove ed anche ai concerti. Il gruppo era costretto a tenere sempre qualcuno all’erta per rimpiazzarlo. Finí per essere licenziato. Nel frattempo incontrò João Donato dove scoprí di avere tante affinità, idiosincrasie ed eccentricità in comune, e diventarono amici con l´obbiettivo condiviso di tentare la difficile strada del successo. Ma non tutto era come João Gilberto sognava. Senza un lavoro, incideva jingles per sopravvivere, suonava alle feste private in cambio di qualche sandwich, passava in rassegna all’alba bar e locali da ballo in cerca di una chanche, per poi finire su una panchina della spiaggia cercando nel mare una spiegazione alla sua inattività.

La musica brasiliana deve la grandezza lirica della Bossa Nova al poeta Vinicius de Moraes. Nel 1956, Vinicius tornava a Rio da Parigi, dove aveva lavorato come diplomatico, con il fortissimo desiderio di trovare qualcuno che potesse musicare la sua piece “Orfeu da Conceição”, basata sulla tragedia greca di Orfeo. Assente da tre anni dalla scena musicale brasiliana, Vinicius era assistito nella scelta del musicista più adatto da Ronaldo Bôscoli, all’epoca suo cognato. E un musicista c’era: Antonio Carlos Jobim. All’inizio degli anni 50 era difficile trovare un locale della zona sud di Rio in cui Tom Jobim non suonasse. Nel Clube da Chave, nel 1953, Vinicius aveva ascoltato il pianoforte di Tom in “Outra vez” e già allora era rimasto colpito da “quella nuova sonorità” che usciva dalla melodia. L´incontro fra questi due “colossi” nascerà al Villarino, un bar dall’aspetto di una osteria italiana posto nel centro città di Rio de Janeiro.  Leggendaria é la prima domanda di Tom Jobim al poeta riguardo il suo proposito di far musicare l’opera: “Ci si guadagna qualcosina?”.

La coppia iniziò con “Se todos fossem iguais a você” e le altre canzoni furono il frutto del cammino dell’amicizia tra i due. “Orfeu da Conceição” andò in scena il 25 settembre 1956 al Teatro Municipal di Rio de Janeiro interpretata solamente da attori di colore, come esigeva Vinicius. L’importanza dell’ “Orfeu da Conceição” sta nel battesimo del sodalizio artístico Jobim-Vinicius, che non tardò a rivelare una feconda ed eccellente continuità creativa. L’altro merito dell’opera fu di aver ispirato il film “Orfeu do Carnaval” (“Orfeo Negro”), che nel 1959 vincerà la Palma d’Oro a Cannes e l’Oscar come miglior film straniero. E la bossa nova è protagonista assoluta della colonna sonora del film. Che contiene, a parte due brani di Luis Bonfà “Manhã de carnaval” e “Samba de Orfeu” ¾ con testi di Antonio Maria, altri tre nuovi pezzi di Tom e Vinicius: “O nosso amor”, “Frevo” e “A felicidade”. Agostinho dos Santos si affermò, all’epoca, proprio cantando le musiche e prestando la voce a Orfeo, interpretato nel film da Breno Mello.

Ai tempi dell’”Orfeu da Conceição”, João Gilberto, allontanatosi da Rio, non immaginava cosa stava avvenendo tra Tom e Vinicius e suonava a Porto Alegre dove conquistava il pubblico locale. Si dedicava anima e corpo alla chitarra. Sentiva di essere sul punto di tirar fuori, da quelle corde, l’insieme di accordi desiderato, che  non riusciva ancora a raggiungere. Per questo si mise a suonare la chitarra giorno e notte, chiuso in camera, come preso da un’ossessione. Ripeteva lo stesso accordo milioni di volte, quasi senza la minima differenza tra un’esecuzione e l´altra... e cantando con voce più bassa, cioè senza farla vibrare, potè accelerare o ritardare il ritmo a proprio piacimento, arrivando a raggiungere il tempo desiderato. Per farlo, cambiò il modo di emettere la voce, usando più il naso e meno la bocca. Da queste prove solitarie... nasce quel ritmo tipico della chitarra che semplifica la “batida”, il battere del samba - come se stesse suonando solo con i tamburelli - ma che era flessibile e sufficiente per accompagnare qualunque tipo di musica, e quindi non era solamente una cosa nuova. Era esattamente quello che desiderava raggiungere”. (Ruy Castro, “Chega de saudade” – Companhia das Letras).

Con la “scoperta della battuta rivoluzionaria” si potrebbe pensare che la bossa nova sia quasi soltanto attribuibile a João Gilberto. Ma la bossa nova non è nè quasi nè soltanto João Gilberto ma è frutto dell´azione di tanti elementi. Quando Roberto Menescal conobbe la giovane cantante Nara Leão, nel 1952, si creò tra i due un sincero flirt. Nara sorprese Menescal per la sua cultura e maturità e la musica iniziò a sigillare la loro grande amicizia. La musica li condusse anche a fare nuove amicizie assistendo alle esecuzioni di chitarra che si tenevano in casa del compositore veterano Breno Ferreira, il cui figlio studiava con Menescal. Le lezioni con Edinho convinsero Menescal a lasciare l’architettura e a optare per la musica. Iniziò a scoprire le attrattive che si celavano all’alba nei locali e nei bare lasciò il collegio Mello e Souza e passò al Mallet Soares, perché studiavano Normando Santos, che suonava la chitarra e cantava e, soprattutto, un certo Carlinhos Lyra, amico di Johnny Alf, chitarrista che già componeva e suonava nel gruppo di Bené Nunes e sapeva leggere le note! Menescal conobbe Ronaldo Bôscoli nel 1956 in casa del compositore Breno Ferreira. Conversando, riconobbero l´uno nell´altro la stessa passione per il mare e lo stesso gusto musicale. Menescal parlò di quelle mitiche riunioni in casa di Nara e Bôscoli si mostrò interessato a parteciparvi. Dalla prima volta in cui Ronaldo Bôscoli entro nella casa di Nara, si innamorò di lei. “È per Lara che ho composto la canzone che meglio ritrae la situazione che vissi con lei: ‘Lobo bobo’. Nara era tutto ciò che io desideravo in una donna: una delizia, sensibile, musicale, sincera, intelligente, dolce, educata, tutto. Musa-Nara, la Musa eterna della bossa nova”.

“Se è tardi, chiedo scusa”, è la frase che segna l’inizio del rapporto Lyra/Bôscoli. Poco dopo, i due già cantavano “Lobo bobo”. Tutto quel che componevano, aveva il suo esordio in casa di Nara, centro delle presentazioni e sede principale dell´esplosione della bossa nova.

Era un´epoca, quella, in cui ancora i giovani credevano nell´amore, nella delicatezza di un sorriso e di un fiore, e in cui la gioventù amava anche più del dovuto. Giovani tanto sognatori, da perdere la pace quando poi constatavano che l´amore, quando si consuma, è la cosa più triste che possa esserci. Ma consideravano la tristezza più un tributo all´amore stesso che una crudele mancanza di speranza. E finivano così per trasformarla romanticamente in un´arma di seduzione. Si trattava di giovani di classe media, senza problemi economici, studenti che ambivano alla realizzazione professionale ma che nello stesso tempo amavano esercitare i loro corpi sulle spiaggie e ascoltare con vera passione i ritmi moderni che venivano dal blues e dal jazz americani.

Ronaldo Bôscoli diceva: “La bossa nova è uno stato dello spirito”. Affermazione che trascende qualsiasi innovazione ritmica. Infatti il samba-canção non è l’unica fonte dalla quale discesero i nuovi accordi che caratterizzano la bossa nova.

Quando João arrivò quella sua “batida”, quel suo ritmo, non fece altro che consolidare quello che noi stavamo iniziando a realizzare ¾ sostiene Roberto Menescal. ¾  La batida di João è completa, perché fa cadere la sincope sempre nello stesso punto. Senza João, avevamo un ritmo molto simile, certo, ma non così vigoroso. Assieme alla sua interpretazione, all´impiego che egli fa della voce, con la sua batida João finì per diventare un mito!

Non avevamo alcuna nozione di cio che stavamo facendo assicura oggi Carlos Lyra. Dicono che la bossa nova è un movimento. Non è vero! Un movimento è qualcosa di consapevole. La bossa nova fu invece uno spontaneo fenomeno culturale come qualsiasi altro. Neppure sapevamo dove stavamo andando. Eravamo spinti dall´impulso di esprimerci, e questo impulso era visto con molta simpatia dalla gente che ascoltava la nostra musica”.  Carlos Lyra è considerato uno dei più illustri melodisti della bossa nova assieme ad Antônio Carlos Jobim che incantarono generazioni di appassionati in tutto il mondo.

Nel 1958, la casa discografica Festa lanciò il disco “Canção do Amor Demais”, con Elizete Cardoso che interpretava brani nati dal sodalizio Tom Jobim/Vincius. In “Chega de saudade”, di Tom e Vinicius, e “Outra vez”, di Tom, la chitarra di João Gilberto raggiunse un´audacia ritmica che gli consentí di registrare un disco 78 giri tutto suo dove João suonava e cantava “Chega de saudade” in un lato, e il suo “Bim-Bom”, nell´altro. Fu un exploit grandioso. La chitarra stava invadendo le case della classe media, e il canale di diffusione era João Gilberto.

“Suonava la chitarra in modo molto ‘intimo’ e con una maniera di usare la voce, tale che potevamo persino immaginarlo mentre cantava”, spiega Toquinho. “Ho iniziato a imparare a suonare la chitarra subito dopo il primo disco di  João. Tutta la mia generazione suona la chitarra perché João la suonava. La rivoluzione della bossa nova, in sintesi, sta nelle sei corde della sua chitarra e nella sua maniera geniale di interpretare le canzoni”. In pratica era un modo nuovo di trattare il samba. Un tocco leggero, una carezza. La più minuziosa sintesi per condensare in um accordo tutte le armonie. A partire da quel momento, quel nuovo modo di suonare cominciò a essere conosciuto come nuovo stile, bossa nova appunto. Tanto che, poco dopo, João Gilberto incideva il suo primo LP, e, nel testo di controcopertina, Tom Jobim lo designava come il “baiano bossa nova”.  Negli anni 1958 e 59 una folgorante ed impressionante onda di creatività invade la musica brasiliana grazie a quel modo di suonare il pianoforte e a quelle melodie scritte principalmente da Tom Jobim insieme ai suoi diversi “parceiros” (collaboratori, autori e musicisti) che diedero vita a decine di canzoni uniche. 

Nel 1960, la Philips lancia il primo LP di Carlos Lyra dove nel retro del disco, Ary Barroso scrive che Carlos Lyra é “ un bambino della bossa... e quindi é della Bossa Nova”. Poço meno di un anno dopo, la Philips lancia il secondo LP di Carlos Lyra, presentato dall´illustre poeta Vinicius de Moraes, che afferma che Carlinhos é il compositore piú clàssico fra tutti i protagonisti del fenomeno della Bossa Nova. Delle canzoni registrate in questo disco si trovano alcuni dei successi che hanno fatto storia come “Coisa mais linda”, “Você e eu”, “Nada como ter amor” e “Minha namorada”, con parole di Vinicius de Moraes.

Nel 1961, Carlos Lyra una settimana dopo essere stato nell´appartamento del poeta illustre Vinicius De Moraes, in Rio de Janeiro, a cui aveva lasciato diverse melodie registrate nel registratore a cassetta dello stesso poeta, consacrò l´inizio della sua brillante carriera. Infatti Vinicius fu illuminato dalla poesia musicale di Lyra e súbito iniziò um lavoro a quattro mani in quel di Petròpolis cittadina vicino a Rio de Janeiro, dove composero insieme la commedia musicale “Pobre menina rica” che racconta la storia di um mendicante che si appassiona per una ragazza ricca e lei per lui. Da questo incontro, nascono “Samba do carioca”, “Sabe você” e “Primavera” una delle canzoni piú sentimentali scritte in Brasile. Da questa collaborazione dopo qualche tempo nascono “Minha namorada”, l´inno del popolo contestatore nella “Marcha da quarta-feira de cinzas” e “Balanço do Tom”, “Broto maroto”, “Broto triste”, “Canção do amor que chegou” etc. che entrano di fatto come temi principali e unici della Bossa Nova.

Inesauribile era la grandezza poética di Vinicius de Moraes, che continuamente offriva a Carlos Lyra, Tom Jobim, e a tanti altri,  temi di assoluta bellezza e profondità come ad esempio “Àgua de beber”, “Amor em paz”, “Eu não existo sem você”, “O grande amor”, “Insensatez”, “Lamento no morro”, “O morro não tem vez”, “Sem você”, “Sò danço samba”, Eu sei que vou te amar...

Vinicius hà sempre avuto um istinto incredibile nel scegliere collaborazioni perfette e non se le lasciava pròprio scappare. Un giorno il poeta portò nella sua casa di Rio de Janeiro, un  giovane chitarrista che si chiamava Baden Powell. Doveva essere un semplice weekend di cortesia che si trasformò invece in 3 mesi ininterrotti di lavoro dove, completamente chiusi in casa in compagnia di un bicchiere di wisky composero canzoni di grande finezza musicale e poética come: “Apelo”, “Consolação”, “Deixa”, “Samba em prelúdio”, “Sò por amor”, “Labareda”, “O astronauta”, “Samba do Veloso”, “Canção do amor ausente”, “Bom dia amigo”, “Tempo de amar”, “Berimbau”, “Canto de Ossanha”, “Canto de Xangô”, “Canto de Iemanjà” a cui si unirono poi “Amei tanto”, “Pra que chorar”, “Samba da bênção” e “Formosa”.

Vinicius era un grande maestro nell´esaltare la donna brasiliana (la canzone Formosa ne é un esempio). Il famoso brano “Samba do Veloso”, di Baden e Vinicius, é un omaggio a quel famoso bar nel quartiere Ipanema di Rio, dove passava tutti i giorni, una ragazza quindicenne di grande fascino, daí lunghi capelli scuri e dal corpo sinuoso, e che faceva sempre lo stesso percorso: scuola, farmàcia, libreria, spiaggia. In questo bar, si riunivano esponenti del mondo artístico e culturale. Tom Jobim e Vinicius de Moraes, ovviamente erano di casa e questa quindicenne che quando passava zittiva il Bar Veloso, impressionò Tom Jobim che gli compose subito un melodia, e Vinicius condividendo l´entusiasmo, scrisse in tempo reale le parole: “Olha, que coisa mais linda, mais cheia de graça...”. Quella quindicenne (Heloisa Eneida detta Helô) che passava nella Rua Montenegro (oggi Rua Vinicius de Moraes) é di fatto la “musa ispiratrice” della canzone “Garota de Ipanema” che rappresenta l´affermazione definitiva della Bossa Nova.

Un´altra tappa fondamentale per lo sviluppo della Bossa Nova nel mondo, fu lo show al Carnegie Hall di New York il 21 di novembre del 962 dove si esibiva una rappresentanza della música brasiliana composta da Luiz Bonfà, Oscar Castro Neves, Agostinho dos Santos, Carlos Lyra, Sexteto Sérgio Mendes, Roberto Menescal, Chico Feitosa, Normando Santos, Milton Banana, Sérgio Ricardo, Caetano Zama, Ana Lúcia, Clàudio Miranda, Tom Jobim e João Gilberto. Indipendentemente dalla critiche contradditorie della stampa, questo show fu un  successo senza precedenti e contribui a diffondere in tutto il mondo. quel ritmo e  musicalità tipicamente brasiliana típica della Bossa Nova.

Nel 1964 seppur nel Brasile vi é il golpe militare, con una situazione interna precària e difficile per le controversie politiche e retoriche filosofiche, prende forza quell´onda musicale della Bossa Nova, piena di carica innovativa ed alla fine del 1964, Astrud, ancora sposata con João Gilberto, cantava “Girl of Ipanema” accompagnata da Stan Getz che insieme all´intero album Getz/Gilberto si impose per la grande qualità e per quei temi musicali oramai di sicuro successo. Antonio Carlos Jobim, a sua volta registra il disco “The composer of Desafinado” solo con piano e voce che conquista la critica e che viene considerato come uma opera prima, a cui segue: The wonderful world of Antonio Carlos Jobim, che influenzò quel cantante ítalo-americano di livello mondiale che si chiamava Frank Sinatra che fu completamente sedotto dalla Bossa Nova tanto che nel 1966 convocò Tom Jobim per registrare insieme quei classici come la “Garota de Ipanema”, “Dindi”, “Corcovado”, “Meditação”, “Inútil paisagem”, “Insensatez”, “O amor em paz” che divenne um suggestivo album dell´anno.

Quando il disco Sinatra/Jobim fu lanciato, nel 1967, il Brasile viveva un clima di grandi festival, dove protagonisti erano i compositori ed interpre-ti di quella prima generazione della Bossa Nova ma anche quei nuovi artisti frutto della seconda generazione musicale della Bossa Nova, definita MPB.  Marcos Valle era uno di questi insieme a Francis Hime, Dori Caymmi, Eumir Deodato, Nelsinho Motta e Edu Lobo.

Durante l´anno 1964 la Bossa Nova si incontrava invece in São Paulo, nel Teatro Paramount dove sono nate le carriere artistiche di Tayguara, Ma-ria Lúcia, Elis Regina, Zimbo Trio, Chico Buar-que e Toquinho.

Nel 1964 Toquinho era proprio seduto in platea ad applaudire “Elis Regina” che con “Terra de ninguém” tema scritto da Marcos Valle iniziò la sua carriera di successo. In quella sera, Toqui-nho incontrò per la prima volta Tom Jobim che fu ricevuto in palcoscenico da duemila petali di ro-se. Nel camerino a fine spettacolo, Toquinho ascoltò una di quelle frasi che rimarranno indi-menticabili “Ah, você é o do violão!” (ah tu sei quello della chitarra...).  a  conferma che Jobim già aveva sentito parlare di questo giovane virtu-oso della chitarra.

Anche Vinicius de Moraes, quando scoprí Toqui-nho rimase impressionato dalla técnica e capaci-ta di quel giovane talento di soli 23 anni e subito affermò che Toquinho era il grande successore di Baden Powell. Intuizione felice. Infatti Toqui-nho si rivelò un complice perfetto per Vinicius, e questa simbiosi musicale e culturale si trasformò in oltre 10 anni di vissuto umano e artístico. Ed anche nel tempo dove prevaleva il tropicalismo, il rock, e la modernizzazione della musica, Toqui-nho e Vinicius rivelavano a loro modo quella profonda anima musicale brasileira, piena di sensibilità ed armonia fatta di melòdie sofisticate ma nel contempo semplici e con temi sempre positivi.

La vita poi hà restituito a Toquinho tutta quella influenza positiva che la Bossa Nova gli aveva già regalato, precisamente nel 1977, nel Teatro storico Canecão di Rio de Janeiro, dove prese parte côn Vinicius, Jobim e Miúcha ad uno show memorabile tutto dedicato alla Bossa Nova, e che vide il tutto esaurito per ben 8 mesi di segui-to, primato assoluto ancora oggi mai battuto.

Toquinho attraverso gli accordi della sua chitarra e a quell´inpulso della sua voce, sempre porterà con se la bellezza inspiratrice della Bossa Nova che continua ancor oggi nel tempo, tanto da de-finire in una frase l´essenza della Bossa Nova stessa ovvero:
la Bossa Nova non hà tempo ne età.

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